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Derma

Δέρμα
con-fine

Pellestrina. Tra la mia casa e l段sola, sulla carta geografica, intercorrono solo ottanta chilometri, ma questa distanza si traduce in un vero e proprio viaggio. Due ore e mezza di percorso, prima in auto, poi su un vaporetto e infine su un autobus che si lascia traghettare di isola in isola procedendo snellamente e assecondando pazientemente le fermate. Il mio approdo finale avviene con la Linea 11, su una 田orriera che compie ripetitivi viaggi quotidiani e accarezza come un弛nda l段sola lunga undici chilometri: una linea di terra sottile, sospesa sull誕cqua talvolta per pochi metri di larghezza, un tracciato che ti fa sentire quasi inerme davanti alla spettacolarità naturale del luogo. Il viaggio diviene propedeutico, un adeguamento progressivo, una educazione alla trasformazione. Tutto è scandito da un ritmo di attese. Poi, all誕rrivo, l誕cqua, il vento, il sale manifestano immediatamente l置nicità di questo lembo di terra dove si respira diffusamente la laguna. Qui si percepisce l弾ssenziale, entro un microcosmo che silenziosamente ti accoglie e ti scava dentro. La mia prima conoscenza dell段sola avvenne quasi vent誕nni fa, durante una gita estiva in bicicletta con amici. In quell弛ccasione, dispersiva e quasi vacanziera, non riuscii a cogliere nulla di preciso, ma qualcosa di latente mi rimase dentro. Qualche anno fa ci sono ritornata da sola, d段nverno, quasi in seguito a un richiamo e ne sono rimasta folgorata. Ho subito amato la qualità del silenzio e la semplicità un po ruvida e malinconica che avvolge tutto. Ho meditato a lungo sul modo di esprimere ed interpretare col mio sguardo la profondità di questo luogo anfibio; soffermandomi inizialmente sul nome dell段sola ho pensato alla pelle, un誕ssociazione forse banale, se accolta senza considerazioni. La pelle, ovvero la superficie delle cose, la prima barriera con l弾sterno. Ho cercato di figurare l弾pidermide del luogo, partendo dal presupposto che in un territorio così esposto la superficie esterna non può che celare una grandissima profondità. A poco a poco è sorta una personale immagine dell段sola attraverso l弾spressione della sua fisionomia sensibile, degli isomorfismi creati dagli agenti atmosferici, dal sale, dalle acque, da piccole creature marine e dall置omo. Dietro a questa scorza si respirano tradizioni, fatica, lavoro e un段nfinita dolcezza. Il mio desiderio è consistito nel tentativo di espressione sensibile dello scorrimento temporale, del flusso vitale, della fragilità e del senso di vulnerabilità - ambientale, fisica, umana - che trasuda dalla microstoria del luogo. Ho pensato alla laguna di Venezia e alla sua labilità, ai suoi delicati equilibri, ponendoli in relazione con la fugacità della vita umana, rispecchiando il la lotta contro il tempo della nostra esistenza nell段mmagine di una laguna che tenta, mutando, di sopravvivere e di sopravviverci: un mondo tenace che si trasforma e resiste. L段sola sussurra il passato, officia la sua e la nostra caducità entro il processo perpetuo e metamorfico di fragili creature strappate all'acqua, in una relazione dinamica con il mare la cui progressiva precarietà, anche a causa dell段nvadenza antropica, è accoratamente evidente.
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